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Affitto a Bergamo: quali sono i canoni di locazione?

12 Settembre 2016

Affittare una casa a Bergamo da luglio costa di più, in media si arriva a circa 7,9 euro al metro quadro, vale a dire il 5% in più rispetto ad un anno fa, anche se nel secondo trimestre dell’anno – da maggio a giugno - i prezzi hanno subito un lieve raffreddamento pari allo 0,8%.

Bergamo resta comunque fra le città dove affittare una casa o un appartamento costa meno, e il confronto a livello regionale e nazionale conferma questa fotografia. Le case in affitto hanno infatti registrato nel secondo trimestre un incremento del 3,1%, attestandosi a 8,8 euro mensili, ben al di sopra quindi dei valori praticati a Bergamo, sia in città sia in provincia. In termini annuali la variazione è stata +3,2%.

Fatti quattro conti, questo aumento significa un esborso medio di 572 euro al mese a famiglia per un’abitazione di 65 metri quadrati - la metratura standard secondo i dati del portale Idealista.it e rilevati durante l’analisi-, e che vanno a livello nazionale dai 1.014 euro di Milano, ai 260 di Caltanissetta.

Intanto, sul fronte della domanda Bergamo conferma la tendenza nazionale di una domanda sempre piuttosto vivace, anche se l’offerta sul mercato sembrerebbe in calo del 4,8% rispetto ai primi tre mesi 2016. Il mercato degli affitti sembra quindi godere di buona salute, anche sotto il profilo dei rendimenti, registrati in crescita a partire dalle grandi città del centro-nord, Milano in testa, e fra i capoluoghi polo di attrazione per il lavoro. La crescita è generalizzata per appartamenti ben tenuti, situati in quartieri cittadini che offrono servizi e buona qualità della vita.

Bergamo costa in media 7-8 euro al metro quadro mensili, dopo il rallentamento dell’1,1% nel secondo trimestre. Significa che per 65 metri quadrati – la metratura standard secondo i dati del l’indagine - si spendono in media 500-600 euro al mese, che diventano 650-800 per un trilocale (o quadrilocale) da 100 metri quadrati.

Nel resto delle province lombarde i valori sono in altalena, nonostante il trend dei prezzi delle locazioni presenti il segno più a livello regionale. Dai mesi autunnali, infatti, i nuovi inquilini dovranno mettere in preventivo un esborso maggiore a Brescia (3,8%; 7,8 euro al metro quadro), Lecco (3,8%; 7,1 euro/m²), Mantova (0,8%; 5,9 euro/m²) e Cremona (0,4%%; 6 euro/m²).

All’opposto, la maggiore caduta del trimestre spetta a Como, con un calo del 7,2%, a 8,4 euro al mese. La seguono nella graduatoria dei ribassi Monza-Brianza (-2,9%; 7,9 euro/m²), Pavia (-1,2%; 6,5 euro/m²), e Varese (-0,2%; 7,9 euro/m²). Volendo dare un ulteriore sguardo al panorama regionale, emerge che il prezzo aumenta in 12 delle 18 regioni monitorate (2 non sono ancora rilevabili statisticamente).

L’incremento, in generale, denota una domanda ancora in fase di crescita, a fronte di un calo dell’offerta del 4,8% rispetto ai primi tre mesi del 2016. Il mercato degli affitti gode quindi di buona salute a partire dalle grandi città del centro-nord, poli di attrazione per il lavoro come Milano (1,1%), Torino (1,5%) e soprattutto Bologna (5,9%) vedono incrementare i prezzi nell’ultimo trimestre.

In controtendenza, archiviano i mesi estivi con un segno meno Roma (-1,1%), Napoli (-1,5%) e Venezia, dove le richieste dei proprietari si sono ridimensionate del 6,1% nel periodo preso in analisi.

Il resto dei capoluoghi vede protagoniste le città venete con i rimbalzi di Vicenza (8,7%) e Padova (8,3%) mentre, all’opposto, Treviso (-11,2%) segna un tonfo a due cifre. Ribassi consistenti anche a Caltanissetta (-6,3%) e Siena (6,2%).

Torna quindi il sereno sul mercato delle locazioni residenziali. Torna un vento positivo dopo una crisi durata ben oltre 8 anni, e iniziata nel 2007 quando si è definitivamente detto addio alla stabilità dei canoni di locazione, e in svariate grandi città si registravano già pesanti valori al ribasso. I proprietari hanno così iniziato a stabilizzare o a ribassare i canoni di locazione per fidelizzare l’inquilino puntuale nei pagamenti.

In gran parte inutilmente. Ed è infatti dal 2008 in cui i canoni di locazione hanno registrato un ribasso generalizzato; si tratta dell’anno in cui la stretta creditizia inizia a rallentare il mercato delle transazioni immobiliari, determinando un aumento di domanda di immobili in affitto. La crisi dura fino al 2015 quando ancora i canoni di locazione nelle grandi città hanno segnato una diminuzione del -0,8% per i monolocali, dello 0,5% per i bilocali ed un aumento dello 0,3% per i trilocali. Non si riscontrano importanti cambiamenti rispetto all’anno precedente se non un lieve aumento dei canoni di locazione nel secondo semestre del 2015. Il primo vero segnale di una svolta che quest’anno si è consolidata.

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