Tassa Airbnb: il fisco e gli affitti brevi. | Chicercacasa.it
Prec    Succ

Tassa Airbnb: il fisco e gli affitti brevi.

04 Maggio 2017

Era considerata un po’ l’ultima spiaggia per i proprietari di casa, spesso trasformata in una nuova occasione di lavoro o quanto meno di integrazione di quella parte del reddito venuto meno con la crisi.

Ora per chi ha una casa al mare, in una città d’arte o in altre località turistiche che pensava di affittarla anche a turisti che vengono dall’altra parte del mondo grazie appunto alle tante agenzie di intermediazione fiorite negli anni sul web, dovrà fare i conti con il Fisco.

I dati di AirBnB, uno dei leader del settore, infatti, parlano chiaro, e il fenomeno è fin troppo evidente anche a Bergamo: il volume d’affari cresce in maniera esponenziale ogni anno e nel 2015 AirBnB dichiarava solo in Italia 83.300 host, cioè proprietari che hanno avuto un guadagno medio annuo di 2.300 euro. Fanno 191 milioni all’anno. Per lo Stato, significa circa 40 milioni di euro di entrate, limitandosi a tenere conto di chi ha usato questa piattaforma per affittare il proprio immobile a un turista. Finora, il versamento all’Erario era legato all’esclusiva volontà del proprietario della casa. D’ora in poi sarà diverso: la ritenuta sarà alla fonte e l’agenzia o l’intermediario che dovesse sgarrare sarebbe chiamato a pagare una multa che va da 250 a 2.000 euro.

La nuova disposizione è tutta dentro la manovrina in arrivo per la correzione dei conti pubblici. E che stabilisce, prioritariamente, che dal 1 maggio 2017 scatterà la tassa sugli affitti turistici, un prelievo che avverrà tramite un’imposta sostitutiva del 21% richiamando così la cedolare secca sulle locazioni ordinarie.

Questo significa che chi esercita l’intermediazione tra domanda e offerta di locazione, soprattutto attraverso siti internet, è obbligato a trattenere la ritenuta fiscale sui compensi versati dai propri ospiti. E sono proprio gli affitti brevi sottoscritti online i principali destinatari della nuova imposta, subito ribattezzata “tassa Airbnb“, proprio perché è il portale che mette più in contatto chi cerca alloggio per brevi periodi con chi dispone di un’abitazione o anche solo di una stanza da affittare.

A livello teorico, quindi, l’imponibilità delle somme incassate da coloro che affittano casa ai turisti occasionalmente o stagionalmente, non è mai stata in discussione poiché tali redditi costituiscono redditi da fabbricati sui quali può essere assolta l’Irpef o con regime ordinario o con cedolare secca. Se l’attività di locazione turistica viene condotta con organizzazione e professionalità, allora si ricade nel reddito di impresa.

A far scattare il presupposto di “commercialità” può essere anche la fornitura di servizi accessori, quali per esempio la consegna e il cambio della biancheria o il riassetto del locale.

Nuovi controlli e procedure

Intanto, però, le regole nel rapporto con il Fisco cambiano. Anche se per i contratti di locazione di durata inferiore ai 30 giorni non è obbligatoria la registrazione, le tasse sui canoni incassati vanno pagate, eventualmente optando per la cedolare secca, e per essere sicuri che tutti rispettino tale adempimento vengono introdotti controlli più severi e nuove procedure. La novità è in vigore per tutti gli intermediari nei contratti di affitto, sia che questa attività venga esercitata attraverso portali web sia che avvenga mediante agenzie immobiliari o di intermediazione.

Intermediari: gli adempimenti

Nella nuova pratica, secondo la bozza della manovrina, si prevede che i gestori di tali portali e delle agenzie di intermediazione comunichino all’Agenzia delle Entrate i contratti di affitto breve conclusi grazie ai servizi offerti dagli stessi; trattengano, in qualità di sostituti di imposta, dai canoni pagati la ritenuta del 21%; rilascino a chi affitta la Certificazione Unica (CU) annualmente con gli importi percepiti e le ritenute effettuate. In realtà non si tratta di una nuova tassa, ma di una nuova procedura (che prevede maggiori adempimenti per gli intermediari) studiata per fare in modo che tale imposta sull’affitto venga effettivamente versata all’Erario, cosa che attualmente avviene molto di rado.

Cedolare secca

In parallelo viene confermata la possibilità di applicare ai contratti di locazione di breve durata la cedolare secca, l’imposta sostitutiva di Irpef, addizionali, imposte di bollo e registro che prevede un’aliquota al 10% in caso di canone concordato e un’aliquota al 21% per le locazione in regime di libero mercato, come quelle per l’affitto di appartamenti o case per le vacanze. La cedolare secca prevede alcuni specifici adempimenti da parte di chi affitta un immobile, che però probabilmente verranno posti dalla manovrina anch’essi a carico degli intermediari.

Tag

ARTICOLICORRELATI

Tasse: IMU e TASI entro il 16 giugno 2016

La prima volta niente tasse sul tetto. Almeno per la prima abitazione. Imu e Tasi da quest’anno non si ...

Continua a leggere

Luci e vedute: aprire una nuova finestra

Il codice civile regola le aperture sulla parete di un fabbricato verso il fondo del vicino. Tali aperture si distinguono ...

Continua a leggere

chicercacasa
quilatrova