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Aprire un mutuo? Ecco cosa serve sapere.

04 Maggio 2017

Tassi, interessi, spread, Euribor, Irs… Tutti valori ai minimi storici, eppure, se è vero che i mutui dovrebbero costare sempre meno, la realtà restituisce un’altra fotografia.

I tassi di interesse e gli spread bancari, come abbiamo spesso ricordato, non sono mai stati così bassi. Ciononostante i costi da sostenere per accendere un mutuo non si limitano al solo tasso di interesse. Vediamo allora, passo dopo passo l’elenco di spese connesse all’apertura di un mutuo, così da avere un quadro di riferimento più chiaro quando si entra in banca per firmare un contratto di prestito.

Ricordiamo che prima di intraprendere qualsiasi strada, è opportuno chiedere la documentazione relativa all’istituto di credito scelto, il quale è tenuto a fornirla.

Tra le spese connesse al mutuo abbiamo innanzitutto quelle legate all’istruttoria, ovvero quell’insieme di operazioni necessarie a valutare se una domanda di finanziamento può essere accolta oppure no.

La percentuale sull’importo del mutuo può variare dallo 0,50 all’1 (approssimativamente tra i 200 e i 1.000 euro) ma possono esserci anche offerte che includono l’apertura della pratica a costo zero, prevalentemente se online.

Ci sono poi le spese di perizia, ovvero la parcella del professionista che valuterà l’abitazione e servirà da sottostante al contratto di mutuo per determinare quale importo vada erogato. Si parla di una somma che può aggirarsi intorno ai 150-300 euro, oltre a rimborsi spese e contributi previdenziali. Anche in questo caso, le banche on line potrebbero offrire gratuitamente il servizio.

Si aggiungono inoltre le spese notarili, che possono variare in percentuale a seconda del valore dell’immobile e dell’importo finanziato. Si può arrivare anche a 2 mila euro, se si includono i costi dell’atto di iscrizione dell’ipoteca, e di tutti i documenti annessi alla pratica. Meglio sempre chiedere e confrontare più preventivi.

Non dimentichiamo poi che sul finanziamento percepito vanno pagate le tasse (trattenute dalla banca), in quanto figurano come reddito percepito.

Se si tratta di un mutuo prima casa, l’imposta è dello 0,25% del valore del mutuo (che sale al 2% se l’ente finanziatore non è una banca o una finanziaria assimilata). Per la seconda casa o immobili commerciali, l’imposta è del 2% per i contratti accesi prima del 2014, mentre per quelli successivi vale un’imposta fissa di 50 euro. Acquistando direttamente dalla casa costruttrice, l’imposta sulla seconda casa sale a 200 euro.

Le eventuali polizze assicurative proposte a garanzia del pagamento delle rate (obbligatoria quella scoppio e incendio, facoltative quelle sulla perdita del lavoro, infortunio o vita) rappresentano ulteriori, variabili, spese. Anche in questo caso è meglio chiedere preventivi da confrontare.

Infine, tra gli altri costi, bisogna tenere conto di eventuali spese per l’incasso della rata da parte della banca (solitamente pochi euro al mese, ma che accumulati possono diventare un impegno economico importante), le spese annue di gestione e i costi di estinzione anticipata.

Questi ultimi sono stati aboliti per i mutui stipulati a partire dal 2 febbraio 2007, ma restano in vigore, sulla sola quota versata in anticipo, per quelli antecedenti la legge Bersani. Le aliquote, fissate per legge, variano a seconda del numero di anni di anticipo sull’estinzione del contratto.

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